Dall’Europa all’Umbria un miliardo e mezzo di euro

FONDI EUROPEI: per l’Umbria fra il 2014 e il 2020 1.567 milioni di Euro coinvolte agricoltura, piccola industria e cultura

di Gianfranco Ricci

E’ vero che i Fondi europei l’Italia li cerca poco, li spende pochissimo e, per di più, li utilizza male?
I capitali che ogni anno il nostro Paese consegna all’Europa tornano (o potrebbero tornare) almeno in parte, sotto forma di Fondi strutturali europei, da sfruttare attraverso Progetti, tesi alla realizzazione di programmi operativi, complessivamente mirati all’integrazione economica e sociale dei Paesi membri.
Li usiamo questi Fondi? In che misura siamo capaci di avvalercene?
Pochi giorni fa Milena Gabanelli ha rilanciato dalla televisione un messaggio allarmante: ‘’Gli italiani non hanno la cultura adeguata per utilizzare al meglio i soldi che giungono, o potrebbero giungere, dall’Europa’’. Trascuratezza? Ignoranza di un sistema tanto appetibile quanto normativamente complesso? Incapacità di cogliere le esigenze collettive del presente con la voglia di proiettarle in modo operoso verso il futuro? Qualcuno ritiene che i proclami gabanelliani (non inconsueti) siano talora paragonabili ai moniti di un grillo parlante, non sempre profondamente saggio.
Polemiche, talora politiche. Comunque, al di là delle denunce giornalistiche, verbali (o scritte), c’è senza dubbio – concordano gli esegeti – una realtà piuttosto diffusa lungo lo Stivale: parecchi quattrini che vengono dalla UE rischiano di tornare al mittente perché mal progettati, non adoperati o addirittura trascurati in corso d’opera.
Ostacoli da superare. Quindi rinunciati. ‘’In altri Paesi – rileva Lucio Caporizzi, massimo dirigente della Regione Umbria – certe opportunità non vengono considerate problemi. Le individuano e le mettono a frutto. Cito per tutti la Polonia e la Spagna. Faccio due nomi, ma potrei allungare l’elenco. Ottengono soldi, li programmano bene, onorano gradualmente le tappe da affrontare negli anni e realizzano gli impegni rispettando le indispensabili scadenze’’. In pieno 2019 sul fronte dei Fondi Europei si sta vivendo il settennato 2014-2020, lungo il quale si snodano ‘’programmi’’ che già nel 2017 hanno registrato la prima, scrupolosa verifica degli uffici europei, giustamente attenti a sorvegliare che le iniziative intraprese con il mandato dell’’Unione’ procedano secondo i piani prestabiliti. Chi mostra di non pedalare a sufficienza viene messo in mora e riceve l’avviso: ‘’O rimedi alla svelta o perdi ogni ulteriore pretesa monetaria!’.
Le regole, è ovvio, consentono diritti, ma pretendono doveri. In un contesto così allettante (e stringente al contempo), l’Umbria, la piccola Umbria, segna il passo o si muove? Per il periodo 2014-2020 l’Umbria fruisce di tre programmi, per un totale di 1567 milioni di euro. Da impegnare nei ‘Piani di sviluppo rurale’’ (930 milioni), nei ‘ Fondi di sviluppo regionale’ (400 milioni) e nel ‘Fondo sociale’’ (237 milioni).
Al controllo di metà percorso ‘’è arrivato da Bruxelles – dice Caporizzi – l’ok per gli investimenti già affrontati in Agricoltura, Ambiente e Paesaggio. In questi specifici ambiti – rileva – noi abbiamo partecipazioni da vertice italiano.
In proporzione siamo quasi uguali alla Toscana che ha un territorio ben più grande del nostro’’.
Insomma la terra del perugino e del ternano annusa volentieri, e spesso, profumo di Europa.
Il consenso dal monitoraggio del 2017 accordato alle dinamiche rurali s’è allargato ‘’anche ai danari (un quinto dei 400 milioni) impegnati per le innovazioni della Piccola e media industria’’.
Un dato statistico particolare porta l’Umbria del ‘Fondo sociale’, a far notizia da pagina italiana: ‘’Anche mettendo a disposizione quattrini europei siamo la Regione che di più riesce a contrastare l’abbandono precoce degli studi. I raffronti con tutti i territori della penisola ci autorizzano a sostenere che siamo i migliori nel frenare la repentina uscita dagli itinerari della formazione culturale di base’’. Ma, grazie al sostegno economico che arriva dalla Ue, c’è anche qualche ulteriore successo nell’ambito della preparazione alla vita: a Foligno, Perugia e Terni filano a gonfie vele gli ‘europeizzati’ ITS, Istituti che forniscono cultura mirata a chi, avendo un diploma, vuol mettersi in condizione di lavorare a livelli più gratificanti in certi settori senza bisogno di raggiungere la Laurea.
Soluzioni intermedie che attraggono parecchie centinaia di giovani’’.